La Caduta di Ezzelino

Prendiamo campo tardi stamattina, è il 26 Settembre nell’anno del Signore 1259. Abbiamo appena attraversato il fiume Adda laddove bagna le terre di Cassano. Siamo qui in tanti, perché in tanti si sono uniti al grido di “morte ad Ezzelino III il Tiranno!!!”. Perché questo siamo venuti a fare qui! O incontriamo la morte o liberiamo queste terre dall’effige dello scomunicato Ezzelino III da Romano!

Vedo una moltitudine di uomini intorno a me che fino a ieri potevo chiamare nemici ma oggi, per liberare queste terre diventano alleati e guardie della mia sinistra!

I comandanti ci spronano fino dal mattino a piantare le tende velocemente e tenerci pronti perché la richiesta di resa che verrà portata al castello sarà solo una semplice formalità. In verità nessuno vorrebbe che Ezzelino si arrendesse! Noi lesti e rapidi come tanti anni di guerre ci hanno insegnato piantiamo il campo in poche ore e in altrettanto poco tempo cacciamo cibo e carne per il pranzo. I serragenti ci impongono un pranzo frugale e rapido perché dobbiamo stare pronti ad imbracciare le armi ma riusciamo comunque a mettere qualcosa sotto i denti e molto ne rimane per la sera.

A metà del pomeriggio siamo già pronti per armarci ed i primi, i veterani più saggi e pronti, sono chiamati subito a scorta della delegazione di parlamentari che si reca fin sotto al castello per chiedere la resa del Tiranno. Io sono tra loro. Termino di vestirmi, imbraccio le armi e vado al seguito del comandante con il fuoco della giustizia dentro. Sarà la sua resa o la sua morte!

Poco dopo con un drappello leggero siamo in marcia verso il castello, siamo in pochi ma esperti e pronti. Con noi i capitani degli eserciti che guidano la scomunica del Papa e che comunicheranno al tiranno le condizioni di resa. Veniamo accolti con diffidenza dai contadini locali che non capiscono, non sanno o non vogliono prendere una posizione, del resto le loro case sono in pericolo, come dar loro torto! Non sanno che vogliamo liberarli dall’oppressore, come i ghibellini Milanesi hanno già difeso Monza e Trezzo noi difenderemo Cassano e porteremo via in ceppi Ezzelino III.

Senza alcuna resistenza arriviamo fin sotto le porte del castello, non un solo drappello di armigeri ci contrasta, non un solo scontro tra il campo ed il castello, e questo è un brutto segno, questo mi fa temere la reazione. Davanti alle porte attendiamo ore sotto il sole con i villici che ci guardano da lontano e si tengono a debita distanza quando di colpo, accompagnato dalle note di danze e festeggiamenti un piccolo numero di guardie del castello si affaccia alle porte e con una sfrontatezza mai vista ci offende con danze e grida di scherno!

Danzano con le armi in pugno, con gesti equivoci e sgarbati davanti ai nostri capitani, davanti ai rappresentati dei nostri signori!! Quanta impudenza viene consentita loro! Quanto poco rispetto insegna loro Ezzelino; solo per questo merita di marcire nelle Sante galere del Papa in attesa del Sacro Perdono!
Al termine di cotanta insolenza i nostri capitani avanzano verso le porte a rivendicare la Giustizia Papale ma come ci si aspettava la resa viene negata e vengono sprecati insulti verso di noi e i nostri signori; come si ci aspettava sarà battaglia!

Purtroppo nel tornare al campo veniamo però rintuzzati da un piccolo drappello di uomini di Ezzelino. Nel cercare di aggirare il castello finiamo in una stretta gola in riva al fiume che ospita un primo scontro, un assaggio delle forze nemiche che si rivelano però resistenti e molto coriacee. Veniamo ricacciati indietro con forza e brutalità, pur essendo in numero pari abbiamo la peggio, forse a causa della loro disperazione o forze a causa di un nostro eccesso di superbia veniamo scacciati da quella strada e siamo costretti a ripiegare. I nostri lanceri non riescono a proteggere i targoni che cedono sotto l’impeto degli uomini del Tiranno. Non abbiamo altre forze a disposizione, il nostro drappello conta solo poche lance e alcuni scudi pesanti, così possiamo solamente indietreggiare senza subire perdite e tornare in fretta al campo per riorganizzarci.

Alcuni miei compagni sono amareggiati, abbattuti e demoralizzati da tutta la veemenza e la forza che ci ha contrastato in questo piccolo scontro. Ci hanno fronteggiato con fermezza e si sono dimostrati più forti e questo fa paura, ma solo ai più giovani! I commilitoni più vecchi ed esperti invece sanno che così hanno solo scoperto subito le loro forze, hanno solo mostrato ai nostri comandanti il loro massimo potenziale e i loro punti di forza, e i loro punti deboli! Saremo pronti per la battaglia!

Al rientro al campo con la notizia del rifiuto di resa di Ezzelino veniamo accolti dall’ordine di prepararci alla battaglia! I piani erano già chiari e i nostri comandanti erano già pronti a questa risposta, tutto il campo è in subbuglio e tutti si stavano già preparando alla battaglia! Sta scendendo la notte e questo è un bene perché le frecce infuocate si vedono nell’oscurità! Ci armiamo di nuovo, ognuno di noi prende il proprio posto nella propria compagnia e ci prepariamo a marciare verso la grande pianura ai piedi del castello. Sarà sull’isola di Borromeo dove andremo a prendere il Tiranno, lì, nella piana sull’isola tra l’Adda e l’Oglio incontreremo un nemico più numeroso di noi e con macchine da guerra già schierate.

Cominciamo a sentire gli ordini dei serragenti che ci impongono movimenti protettivi per uscire dalla traiettoria dei colpi di trabucco che arrivano. Colpi infuocati che, sebbene non sia ancora notte, fanno paura per la potenza che hanno. Arrivano incessanti bordate ma tutte vengono evitate grazie agli abili comandanti che ci guidano e ad un pizzico di fortuna! Avanziamo. Procediamo in marcia verso il centro del campo di battaglia mentre sentiamo il terreno tremare per la carica dei cavalli. L’isola intera sembra cedere sotto l’impeto degli zoccoli delle bestie di Ezzelino ma noi reggiamo. Una tremenda carica annunciata da una pioggia di frecce ci rallenta, siamo costretti a fermarci e a difenderci dalle punte di freccia e dai cavalieri ma nulla ci impedirà di riprendere la marcia quando anche l’ultimo cavaliere sarà passato. Tutto lo schieramento si apre all’ordine di equites per cercare di non opporre resistenza ai cavalieri ma lasciarli passare per poi prenderli alle spalle una volta che sono penetrati tra la truppa. A loro volta cercano di gettarsi sui nostri capitani terminata la carica per toglierci il caposaldo del comando e lasciarci persi alla loro mercè ma difendiamo tutti, come un solo uomo, i nostri ufficiali. Nessuno cade per ora e ci richiudiamo in formazione per avanzare. Un’altra bordata di trabucco ci prende alla sprovvista ma serve solo a dimostrare il coraggio indomito del nostro comandante che, mentre impartisce l’ordine di chiudersi e proteggersi per reggere il colpo, resta in piedi, immoto a gambe piantate in mezzo al campo di guerra ad attendere il colpo della palla che lo sbaglia di poco! Un unico grido di vittoria si alza dal nostro schieramento alla vista di quella dimostrazione di coraggio che ci sorregge nell’avanzata verso la giustizia! Dio è al nostro fianco, il Papa ha benedetto questa impresa e i nostri generali muovono nella sua gloria! Prendiamo sempre più foga e ora anche il nemico sente l’odore della battaglia avvicinarsi. Gli uomini dello schieramento nemico cominciano a muoversi nervosi di fronte al nostro procedere e i loro comandanti, sentendoci sempre più forti mandano avanti gli arcieri che con altre piogge di frecce cercano di decimarci. Ma il nostro comandante è pronto e con un manipolo di uomini scelti è pronto a scagliarsi verso gli arcieri per impedire loro di rallentare la nostra inevitabile marcia. Ormai ci guardiamo negli occhi, vediamo gli sguardi degli uomini di Ezzelino a pochi passi, sentiamo l’odore della loro paura e della loro rabbia e proprio in quel momento i nostri comandanti ordina la carica! Prendiamo la spinta e corriamo verso il nemico, la lancia con la punta abbassata, le spade pronte ad entrare in ogni accenno di mancata difesa e la forza dei nostri scudi targoni ad imbrigliare le loro resistenze! L’impatto è un tuono! Tutto intorno sembra rimbombare il suono di scudi e bastoni e spade. Poi viene ordinato il pulsa, ci proviamo, la linea è ancora compatta e nonostante sulle ali dello schieramento ci siano i capitani già in mischia le prime linee stanno ancora tenendo. Dopo diversi tentativi per sfondare la loro linea comincia la mischia anche sul fronte, nessuno dei due schieramenti ha la meglio, la disperazione dona loro una forza incredibile per reggere le nostre cariche e non cedono di un passo. Ora è battaglia uomo a uomo, senza regole, senza tempo, solo istinto di sopravvivenza e l’ordine di uccidere il nemico ti porta avanti. Tutto diventa confuso, lampi di spada, lance che penetrano le difese tra gli scudi, cavalieri che tentano sortite sul nostro lato destro con il lato sinistro bersagliato dai loro arcieri. Seguiamo gli ordini di spostarci verso destra per fronteggiare un’altra carica di cavalleria e ancora altre frecce, è l’inferno, è l’inferno di ogni battaglia. Ci attaccano e continuano ancora, molti vengono feriti ma la mischia non porta morte per ora. Anche gli uomini feriti riprendono la linea e imbracciando lo scudo eseguono un altro pulsa come ordinato dai capitani. Continuiamo a spingere ma non cedono. Dopo l’ultimo assalto di cavalieri sul lato destro i nostri comandanti ordinano la ritirata, e cominciamo ad indietreggiare.  Finalmente, dopo un tempo indefinito mi trovo ansimante a camminare all’indietro al passo cadenzato dal capitano che ci riporta a distanza sufficiente per poterci girare e rientrare al nostro accampamento esausti ma vivi. Questo primo scontro è finito. Nessuno dei due schieramenti conta grosse perdite  e nessuno dei due ha ceduto il passo; non siamo riusciti a sfondare la loro linea.

Rientriamo al campo con i cerusici che ci vengono incontro per prestare le loro cure, fortunatamente in questo primo scontro non abbiamo lasciato morti sul campo. I generali si congratulano con tutti noi per le nostre capacità ma tra la truppa ci sono malumori, nessuno forse si aspettava una resistenza cosi forte! Sappiamo già che domani ci aspetta un altro scontro, sicuramente più acceso di quello di stasera, sicuramente più letale.

Tra chiacchiere e racconti di battaglia al campo si accendono i fuochi per la cena. Si festeggia per non aver ceduto e sento compagni giurare che domani ceneranno dentro al castello perché questo è il volere di Dio. Come sempre accade al campo dopo una battaglia ci sediamo intorno al tavolo vicino ai fuochi e mangiamo carne arrostita, è un pasto semplice ma fondamentale per noi. Le chiacchiere si perdono nella serata e viene stemperata la tensione dello scontro dimentichi che domani saremo di nuovo in arme! Ma è giusto così, è importante abbandonare la tensione per potersi rigenerare. Dormiremo all’aperto, i più altri di grado in tende a loro riservate, i soldati semplicemente a terra, incuranti delle formiche che con il loro numero sembrano ricordarci che quel posto non ci appartiene.

La mattina dopo ci svegliamo presto per tornare a cacciare cibo, purtroppo stavolta non siamo fortunati come ieri e rimediamo solo poche cose, sarà un pasto più leggero della cena ma comunque ci darà sufficiente forza per vincere le truppe di Ezzelino, questo è certo!

Una felice sorpresa ci attende alla sveglia, una guarnigione di balestrieri dal Veneto si è aggiunta alle nostre fila, ora non siamo più in inferiorità numerica!

Arriviamo all’ora di pranzo riassettando le armi e ripulendo il campo, i feriti della sera prima ormai sono stati medicati e molti di loro sono di nuovo pronti per scendere in campo. Sappiamo che una delegazione di parlamentari è tornata al campo nemico per chiedere di nuovo la resa ma l’esito della battaglia di ieri li ha resi ancora più spavaldi e quasi non vengono accolti. Alcuni cavalieri si fanno beffe di noi avvicinandosi pericolosamente al nostro campo e infangandone i limiti con lo sterco delle loro bestie, ma pagheranno anche questo! E ormai l’ora è giunta. Si stanno preparando le armi, i parlamentari sono rientrati con l’ovvia risposta e tutti aspettavamo solo questo segnale.

I serragenti vengono ad implotonarci, cominciamo a radunarci in ordine pronti per la marcia, o vittoria o morte.

Riprendiamo il campo, come ieri sera, lo stesso campo, marcio di nuovo vicino ai miei compagni pronto a difenderli con la vita, pronto a prendere la vita dei nemici del Papa.

Cominciamo a marciare al passo marcato dal capitano, gli ordini però oggi sono diversi. Oggi oltre agli arcieri abbiamo anche i micidiali balestrieri. I capitani si accordano per utilizzarli anche a breve distanza, quando sono davvero micidiali, quando i loro dardi sono in grado di trapassare una corazza di cuoio strappando il cuore ad un uomo! Gli ordini sono chiari, i balestrieri prenderanno posto nella terza fila della linea e lì resteranno fino al momento in cui verrà impartito il comando di lancio. Saranno da proteggere e solo durante la mischia useranno le mazze che portano al fianco, anche senza scudo, ma fino ad allora saremo noi la loro protezione. Bene, altre braccia di Dio!

La marcia ci porta a poche centinaia di metri dai nostri nemici che fronte a noi sono pronti a dare la vita per difendere il loro signore. Siamo pronti, ci schieriamo, allunghiamo la linea e prendiamo posto ognuno laddove gli compete ma prima di tutto c’è il saluto ad un compagno caduto. Prima che tutto inizi osserviamo un silenzio d’onore per salutare il nostro Fabbro del campo che ci ha preceduto nella gloria eterna. Fortunatamente i nostri nemici non hanno dimenticato l’onore in guerra e si uniscono al nostro saluto per lui, per un amico di sempre, poi, dopo il silenzio, tutto si muove!

Come sempre i codardi si fanno annunciare da numerosi colpi di trabucco, cercano di impaurirci ma senza successo! Proseguiamo l’avanzata guidati dagli ordini dei nostri capitani che manovrano la linea verso lato lanza e lato scutum sempre in tempo per evitare le bordate micidiali delle macchine da guerra. Proseguiamo la marcia fino ad arrivare a tiro di freccia e anche i nostri arcieri cominciano a dare il benvenuto agli eretici scomunicati! Nessuno scompiglio ma di certo ora sanno che stiamo andando a prenderli! Siamo sempre più vicini quando sentiamo ancora tremare il terreno sotto i piedi, aspettiamo il comando  equites che ci conferma la carica dei cavalieri e noi lancieri ci prepariamo al fianco degli scudi tondi per proteggere le ali dello schieramento. Dobbiamo resistere, con il manico della lancia puntata a terra dobbiamo solo resistere, il resto lo farà il cavallo stesso!! Ma passano, anche oggi passano indenni e cercano come ieri di colpire i nostri capitani. E come ieri li difendiamo con la vita. Ritirati i cavalieri è la volta dei nostri balestrieri, è la prima volta che tirano ma i colpi delle corde che sganciano il micidiale dardo sono inconfondibili! Seguiamo gli ordini, ci ricompattiamo, riformiamo la linea e continuiamo ad avanzare. Marciamo verso il nemico che ci saluta di nuovo con i suoi arcieri. Ma il comando sagitta non ci coglie impreparati e ci chiudiamo tutti dietro gli scudi. Siamo più vicini ora, anche nelle retrovie lo sanno, lo capiscono dalla potenza delle frecce che ora sono in grado di uccidere anche grazie ad un tiro diretto. Sentiamo i tonfi sordi delle punte infrangersi sui nostri targoni e ringrazio il Cielo che esistano persone in grado di imbracciare quegli scudi! In marcia, arriva l’ordine e riprendiamo, ormai siamo in para bellum, siamo a distanza di armi, riconosco le facce della sera prima, sempre loro, stessa posizione, proprio come noi. Ci ordinano la carica e stavolta è davvero una carica! Con tutto l’impeto e la forza che possediamo ci scagliamo contro il nemico, contro i loro scudi che cercano di trattenerci, il pulsa viene impartito e spingiamo ancora di più, abbiamo dalla nostra stavolta più uomini. I targoni resistono, noi lancieri spingiamo incuranti della difesa con il solo scopo di spazzare via quell’immonda armata dal campo e riprenderci Cassano! Il pulsa viene impartito diverse volte, sentiamo le urla delle seconde linee che cominciano a subire colpi, gli uomini più alti sono i più scoperti e cominciano a subire le prime ferite. I comandanti strillano ordini agli arcieri e ai balestrieri che si alternano con furibondi attacchi verso la cavalleria e verso gli arcieri avversari. Dobbiamo solo tenere duro! Dobbiamo resistere ancora un po’. Si apre la mischia, il nostro capitano mi urla di seguirlo per scongiurare un ulteriore attacco degli arcieri al nostro fianco sinistro già debole. Scatto, so che i miei compagni sono pronti a compattarsi e prenderanno sicuramente il mio posto. Lo seguo, è un fulmine, una furia cieca che mi stacca di molti metri nel corso di pochi passi. Cerco di coprirlo perché non curante si abbatte come la falce della morte sulla guarnigione degli arcieri che primi tra tutti rimangono attoniti nel vedere un attacco così avventato. Lo copro a destra, mi attaccano, schivo e vengo diviso da lui, cerco di riprendere la sua sinistra evitando tre arcieri che mi corrono incontro, vedo che continua a menare fendenti e colpi ovunque verso le fila degli arcieri che scomposti cominciano chi a fuggire chi a riorganizzarsi. Ma mentre stò per raggiungerlo un muro nero mi si erge innanzi! Un immenso cavallo nero si frappone tra me e il mio capitano e posso solo indietreggiare, possono solo arretrare cercando ci colpire il cavaliere che brandendo una mazza cerca di accorciare le distanze. Schivo, finto e colpisco, nessuno dei due ha la meglio ma riesco a uscire dall’incalzare del cavallo che ormai mi aveva isolato dalla mia compagnia e riprendo, correndo a più non posso, il mio posto nell’ala destra. Il comandante, già rientrato alle spalle dello schieramento, sorride maligno, gli arcieri hanno avuto paura! Ma la mischia continua, non posso voltarmi perché oramai i due eserciti sono avvinghiati, non si riconosce più una linea, non c’è più la scudo la solo la mischia. E si torna a menare e a difendere, si torna e schivare e pregare di non essere solo. Così continua per diverso tempo finchè stavolta non li vediamo indietreggiare! Stavolta li abbiamo ricacciati indietro e sono in rotta. Noto con la coda dell’occhio un cavaliere che cade, è Ezzelino il Tiranno!!! E’ stato colpito!!! L’abbiamo ferito e cade sotto i colpi dei nostri uomini! Ma non riusciamo a catturarlo, fugge il vile! Non gli rimane altro che la fuga e a noi la vittoria! Il capitano ordina immediatamente la linea e ci richiama best-cialis-online-pharmacy.com go to tutti a riformare le fila per procedere con l’inseguimento dei fuggiti al castello. Ci ricompattiamo, sudati, sanguinanti e con delle perdite ci ricompattiamo per inseguire quegli sporchi eretici!

Sento l’ordine di mettersi in riga, eseguo e mi trovo circondato da tutti gli altri lancieri, pronti ad incalzare i fuggiaschi e penetrare armi in pugno fin nel castello se è necessario.

Marciamo velocemente, nonostante le ferite e la stanchezza teniamo un passo rapido e in pochi minuti oltrepassiamo l’antico ponte sull’Adda abbandonando l’isola di Borromeo.

In pochi minuti siamo davanti al castello, enorme, splendido nonostante sia il covo di tanta malvagità quanta solo Ezzelino III da Romano possa produrre. Sento i nostri sergenti urlarci di mantenere la calma, siamo ancora in battaglia, l’animosità è ancora altissima e vogliamo tutti vedere Ezzelino in ginocchio!

Non c’è nemmeno il tempo di riprendere fiato che subito siamo rimessi in linea e siamo pronti di nuovo per fronteggiare i nemici rimasti per un ultimo scontro. Tra noi c’è stanchezza ma c’è ancora tanto furore, vogliamo vincere questa battaglia fino in fondo, sento i compagni inveire contro il nemico, incitarsi a vicenda e farsi forza per un’ultima carica.

Ci urlano di muoverci, di nuovo in marcia, di nuovo pronti per la carica al comando. E quando lo sentiamo carichiamo. L’impatto è forte ma tutti sentiamo la precedente battaglia nelle gambe e nelle braccia. La foga c’è e la stanchezza anche ma ancora spingiamo. Vedo le porte del castello sopra al targone della prima linea, ma vedo anche le mazze del nemico che cercano i nostri punti deboli, si stanno difendendo strenuamente, fino all’ultimo con i denti. La linea si sfalda a piccoli blocchi ed entriamo tutti in mischia, nella piazza ora regna la battaglia. I capitani si gettano alla caccia di Ezzelino per impedirgli di raggiungere le porte del castello. Vedo la caccia all’uomo aperta nella piazza. Tutti cerchiamo di uccidere il nemico, meniamo colpi ovunque e con la lancia cerco di attaccare i lancieri più vicini ai nostri uomini ma mentre mi giro sento solo una lacerante fitta al fianco destro e rimango ammutolito mentre mi accascio la suolo. L’ultima immagine che vedo è il resto della nostra linea che avanza e mi oltrepassa schiacciando i nemici verso l’angolo chiuso della piazza e mentre sfilano, dietro di loro, compare il nostro capitano che porta la spada alla gola dell’inginocchiato Ezzelino.  Il nemico è caduto

Ezzelino III fu sconfitto dopo una strenua battaglia a Cassano d’Adda il 27 settembre del 1259 dalla lega guelfa di Azzo VII d’Este e morì pochissimo tempo dopo, a 65 anni di età, in seguito alle gravi ferite riportate. Portato a Soncino, nei pressi di Cremona, spirò così come era vissuto: rifiutando sacramenti e medicine. Strappatesi le fasciature, morì dissanguato, senza alcuna pietà neppure per se stesso.