La battaglia del pedites – Giorno I

Ancora una volta siamo chiamati da alleati del nostro signore a difendere mura non nostre. Come sempre siamo pronti a muoverci per difendere la giustizia.Abbiamo cominciato la marcia verso Urgnano diversi giorni fa ed arriviamo alle mura fortificate a metà mattina. Ci viene dato il benvenuto e permesso di piantare il campo nella fossa delle mura che difendono il forte. Un fossato profondo che offre anche un ottimo riparo dal sole che in questi giorni estivi ci arroventa sotto la tunica. Trasportare tutto l’armamentario militare sotto questo sole è un incubo e anche se siamo ormai svelti e capaci piantare il campo è faticoso anche oggi.Terminiamo comunque più rapidamente possibile di piantare il campo e i nostri comandanti vanno a porgere i loro saluti alle altre compagnie già accampate. I soliti compagni che spesso ritroviamo uniti sotto la comune effige.Fortunatamente Urgnano è ormai un paese civilizzato ed essendo anche molto ospitale c’è un’osteria che foraggia cibo per tutti coloro che possono scegliere al costo di poche monete. Chi di noi ha scelto l’osteria non rimane deluso e io sono tra questi. Mangiamo tutti a sazietà e ad un prezzo modico, nonostante l’oste si riveli alla lunga un po’ complicato di mente. Torniamo al campo soddisfatti.

Il pomeriggio sarebbe passato oziosamente sereno se non fosse per quegli sporchi maledetti guelfi che si presentano davanti al castello con legni e martelli e cominciano a costruire le loro inquietanti torri d’assedio! Battono e martellano per ore intere mentre noi, dal fossato cominciamo a presagire uno scontro molto deciso. I nostri comandanti si radunano e parlamentano a lungo per trovare la migliore tattica possibile tesa a rendere inespugnabile il castello. Comincia ad annuvolarsi il cielo.

Passano le ore e i martelli poco a poco tacciono ma solo per far calare un silenzio tombale che lascia presagire morte…e in cielo le nuvole sono sempre di più. Arrivano altri rinforzi nel nostro accampamento ed in altri alleati, ormai tutti cominciamo a prepararci alla battaglia perché abbiamo chiaro che il primo tentativo di attacco lo faranno con il favore della notte! Si cominciano a vedere spuntare all’accampamento corazze e cotte, lance e spade, mazze e scudi. Cominciano poi ad arrivare i serragenti che ci passano in rassegna e mentre scende il buio gli arcieri prendono posto sulle mure più alte. Le nubi si sono addensate e coperte dal calare della notte si stanno ammassando sopra al castello, l’odore della pioggia imminente ormai è ovunque nell’aria…. nonostante il pronostico del nostro capitano degli arcieri dica il contrario.Ci incolonniamo, l’umore è alto e i comandanti lo alimentano, ci tengono pronti alla difesa e ci fanno giurare che non lasceremo prendere il castello finchè saremo vivi: e così noi faremo! Prendiamo la cadenza del passo proprio mentre le prime gocce bagnano il mio zuppone. Veniamo radunati sotto le mura, tutti i difensori insieme e ormai la pioggia è decisa e pesante sui nostri elmi. La sentiamo ticchettare incessantemente mentre vediamo i nostri comandanti fare l’ultimo tentativo per evitare lo scontro al centro del fossato parlamentando con il nemico. Fin dalle mura si sentono le offese con le quali quei cani guelfi apostrofano i nostri capitani. E scontro sia! Al ritorno dei capitani sappiamo già cosa ci aspetta, e siamo già pronti a resistere. Ci viene impartito l’ordine di metterci in linea e con quella formazione li attendiamo. I cani prendono campo con i grossi pavesi per coprirsi dalle nostre frecce e si riparano dietro alle torri d’assedio. Cominciano a spingerle verso le mura e ad avanzare coperti dagli scudi mentre i veterani della linea malediscono di non aver avuto abbastanza tempo per preparare delle trappole per bloccare l’avanzamento delle torri.Dalle alte mura del castello si cominciano a levare le prime salve di frecce infuocate, letali e utili anche per illuminarci il campo.

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Purtroppo sono ancora troppo distanti per riuscire ad infliggere loro delle perdite e procedono verso di noi intatti. I nostri capitani sono bramosi di scontrarsi, probabilmente il parlamentare di pocanzi ha suscitato in loro sufficiente rabbia da fargli perdere la prudenza e ci ordinano di avanzare. Ci fanno procedere invece che aspettarli, una mossa rischiosa che aumenta la tensione tra le fila ma procediamo a passo cadenzato fiduciosi.

Li vediamo avvicinarsi, lentamente, sembra che ci vogliano aspettare e non assediare. Tentennano, forse la loro fede non è all’altezza del nostro schieramento e questo ci fa fare altri metri verso di loro. Siamo ormai lontani dalle mura e le spalle scoperte non sono mai un buon auspicio in combattimento. Prego Dio che non abbiamo escogitato agguati e confido negli arcieri. Ormai siamo a pochi metri da loro, sentiamo la tensione arrivare al picco e atteso come il sole all’alba ci viene ordinato l’impetus! Carichiamo!! Spingiamo e spingiamo ancora con tutto noi stessi confidando solo nella robustezza dei targonieri che reggeranno sia il nostro peso e sia il contrasto con il nemico. Spingiamo ancora sotto gli ordini dei capitani e li facciamo retrocedere. Perdono terreno e tentennano ma il clangore delle armi comincia a regnare sul campo. Comincia la battaglia e i fianchi dello schieramento vengono attaccati. I lancieri escono dalle ultime fila e cominciano a cercare obbiettivi tra le nostre truppe. Sono tanti e con i compagni facciamo fatica a tenerli lontani, ci colpiscono leggermente, ferite insignificanti ma tediose. Vedo al mio fianco i miei compagni sbracciarsi come me per proteggere il lato dello schieramento in cui siamo poi mi si apre un varco enorme, posso affondare la punta in buco tra le loro difese. Lo faccio, accecato dal sangue, mi lancio a distribuire il giusto castigo che meritano, incalzo diversi tondi mal difesi da un solo lanciere! Affondo diverse volte, più e più colpi nei fianchi e nel petto senza fermarmi. Indietreggiano ma non riescono a fermarmi! “In lineaaaaa!!! Torna in lineaaaa lanciere!!!!” Questo urlo si fa breccia tra la mia frenesia e la voce del mio capitano mi risveglia dalla foga della battaglia in cui ero caduto, mi ordina di rientrare in formazione. Mi guardo intorno come uscito da un sogno e tranne lui al mio fianco che mi grida nelle orecchie non c’è nessuno! Sono solo a moltissima distanza dai compagni, rapito da quella furia cieca ho lasciato la formazione e mi sono scoperto! Solo la fortuna mi ha protetto e solo la gentilezza del capitano mi ha salvato dal lasciarmi alla mercè dell’esercito nemico venendomi a scuotere con le urla e l’ordine di rientro. Retrocedo di corsa e riprendo la mia posizione accompagnato dal capitano. Il nostro schieramento non ha subito perdite e loro sono stati ricacciati indietro. Veniamo richiamati in linea mentre sia noi che loro ci riordiniamo. Non capisco cos’abbiano in mente i nostri comandanti però ci fanno retrocedere dietro le mura. Ci stiamo ritirando! Stiamo lasciando campo aperto agli assedianti e soprattutto stiamo abbandonando gli arcieri sopra le mura alla mercè delle torri d’assedio!

Procediamo in fila seguendo gli ordini ed effettuiamo un largo giro delle mura, impossibile che quei cani guelfi si lascino prendere alle spalle ma sembra davvero essere questo il piano. Aggiriamo velocemente tutto il campo di battaglia protetti alla vista dal castello e muovendoci più silenziosamente possibile sentiamo il clangore delle armi provenire dalle mura; sicuramente le torri hanno toccato le mura! Speriamo che gli arcieri riescano ad impedir loro di scendere dalle torri! Lo spero per loro e per noi, se dovessimo ritardare troppo il nostro attacco i nemici sarebbero già penetrati nelle mura e non ci sarebbe più nulla da fare: gli avremmo consegnato il castello senza praticamente combattere! Aggirarli è stata davvero una mossa rischiosissima però appena risbuchiamo nel fossato e ritorniamo in vista delle mura assediate vediamo che i nostri arcieri sono stati furbi e intelligenti, hanno bloccato le porte delle torri con dei tronchi per non farli uscire e i nemici ora stanno combattendo all’arma per poterle liberare.Ma ormai è troppo tardi! Siamo di nuovo sul campo e prontamente il comandante ci dà l’ordine della linea e di avanzamento al passo. Ora ci hanno visti, sanno che siamo dietro di loro e le porte bloccate delle torri perdono importanza, ora sono presi tra 2 fuochi e noi cominciamo ad avanzare al passo cadenzato dal nostro capitano.Ci avviciniamo sempre più minacciosi e sicuri della nostra forza mentre loro tentano di riformare una linea e fronteggiarci più ordinati possibile. Sono nelle nostre mani. Avanziamo aumentando il passo.

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Arriviamo abbastanza vicino da vedere la paura nei loro occhi, non sono ancora pronti, non si sono ancora riformati in una linea compatta ed è troppo tardi! Impetus sento gridare e tutti insieme sfondiamo la loro insignificante resistenza, li facciamo indietreggiare piegandoli come fili d’erba al vento. Sfondiamo le loro fila senza il minimo sforzo tanto da subire alcune perdite a causa della troppa foga che porta alcuni novellini fin dentro alle loro fila, a tiro delle loro spade. Infuria di nuovo la battaglia, le armi riprendono a sibilare introno a me che con attenzione cerco di tenere a freno quello che sembra essere il loro migliore drappello di lance. Con la coda dell’occhio vedo la loro linea arrivare spalle al muro e rovinare a terra in fiotti di sangue. La nostra linea li ha schiacciati e i nostri fanti stanno cominciando a mietere vittime ad ogni colpo! La vittoria è ormai certa. Ma la mia lotta prosegue. Un mio compagno colpisce e viene colpito più volte da un nemico che come una furia cieca non sente le ferite e avanza in preda al terrore di chi si sente già morto! Sono attimi furibondi e andiamo in tanti in soccorso del nostro commilitone trafiggendo in molteplici modi il suo nemico che solo dopo innumerevoli colpi finisce a terra esanime! Mi guardo intorno e vedo la ormai la loro resa, i pochi guelfi rimasti vivi chiedono solo pietà e molti altri corpi dei loro commilitoni giacciono a terra morti. Vittoria!! Assoluta e schiacciante vittoria contro gli assedianti, il castello è salvo…