La battaglia del pedites – Giorno II

Rientriamo al campo per la baldoria commemorativa di una cosi schiacciante vittoria! Il nostro capitano, che per la prima volta è stato in linea con noi, ci fa i complimenti. Il suo secondo che ha guidato le truppe in questa battaglia è al settimo cielo, non poteva immaginare un battesimo migliore sul campo! Il resto della notte passa tra fiumi di birra e risate di autentica felicità: poche perdite e una vittoria schiacciante è la realtà che cede il posto al sogno che ci cullerà in tenda questa notte.

 

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La mattina ci svegliamo presto, sembra che il campanaro di Urgnano voglia festeggiare ancora la vittoria per la difesa della sua chiesa perché continua a far suonare le campane anche molto dopo aver dato i rintocchi dell’ora! Continua e continua ancora fin quando tutto il campo è sveglio e comincia a cercare di racimolare qualcosa da mettere sotto i denti. Anch’io come tutti sono affamato e mi metto a cercare del cibo. Dopo essermi sciacquato e aver messo qualcosa sotto i denti mi ritrovo con i compagni intorno al tavolo ad attendere notizie dai capitani per capire cosa succederà oggi. La disfatta di ieri è bastata loro o cercheranno di assaltare le mura anche oggi? Per un assedio vero e proprio non sono pronti, sono troppo pochi, disorganizzati e non hanno viveri, con la mia compagnia saremmo in grado di tagliar loro i rifornimenti in quattro e quattr’otto. Attendiamo tutta mattina e arriviamo all’ora di pranzo. Mangiamo la cacciagione cotta sul fuoco e facciamo delle chiacchiere fino all’inizio del pomeriggio quando i capitani ci informano che quei cani guelfi si stavano riformando e stavano riparando le torri d’assedio, questo poteva voler dire solo che ci avrebbero riprovato. Bene, li ricacceremo a casa anche oggi!

Le ore passano lentamente riparando le armi e aiutando i compagni ad unire le placche di cuoio per fare nuove armature. Arriviamo fino a metà pomeriggio in quest’ozio e stò cominciando a maledire questo infernale pomeriggio di luglio per la calura intensa.

Poi di colpo arriva l’ordine, i capitani ordinano di prepararsi e il campo diventa un formicaio. Cominciamo tutti a vestirci per la battaglia. In poco tempo siamo pronti e veniamo incolonnati come sempre i con targonieri in fronte seguiti dagli scudi tondi e in ultimo le lance chiudendo la fila con gli arcieri. Procediamo lungo il fossato per incontrare le altre compagnie e ci uniamo in un’unica fila che prende campo sotto le mura. Sento le grida dei serragenti degli arcieri impartire loro gli ordini in cima alle mura. Come la sera prima veniamo portati fino al campo aperto e schierati a dimostrazione di cosa li aspetta mentre i nostri capitani riprovano a parlamentare un abbandono dell’assalto da parte dei guelfi. E come la sera prima arrivano agli insulti e i nostri capitani tornano da noi con già in mente gli ordini per la battaglia! Dalla fila di movimento ci schieriamo in linea e riempiamo quasi il fossato, già questo dovrebbe farli desistere dal voler proseguire nel loro maledetto intento!

I due eserciti sono di fronte l’uno all’altro. Avanziamo lentamente, stavolta sembrano aver capito che l’avvento della sera prima poteva portarci alla rotta. Vedo le loro torri avanzare sospinte lentamente e i fanti ai loro fianchi coprirsi con gli scudi dalle bordate di frecce dei nostri arcieri. Anche il trabucco dalle mura tira diversi colpi. Purtroppo è un’arma troppo lenta alla ricarica e alla mira per essere efficace a brevi distanze. Però li spaventa, indebolisce il loro animo e questo è importante. Avanziamo ancora e siamo ormai pronti per una carica. La loro torre è rimasta indietro e noi evitiamo di esporci frontalmente al tiro dei loro arcieri. Siamo a pochi metri ormai e inevitabilmente vieni ordinato l’impetus!

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Spingiamo come solito, anche se la stanchezza della sera prima sommata al caldo comincia a farsi sentire nelle gambe. I due eserciti si fronteggiano in una sfida di forze. Nessuno indietreggia però oggi. I muri di scudi si fronteggiano duramente senza che nessuno dei due ceda di un passo. Dopo momenti durati un’eternità sentiamo contare per preparare una spinta e, come ordinato dai nostri capitani prima di prendere campo, cediamo quando loro contano il terzo comando, quello di spinta. Cediamo e li lasciamo avanzare facendo loro mancare il confronto con i nostri scudi. L’idea funziona e per qualche istante sono scomposti. Cominciamo lì a colpire e ci apriamo ai fianchi dello schieramento. Comincia la battaglia! Sento diversi colpi toccarmi l’elmo ma niente di abbastanza forte dal farmi desistere dall’attaccare i lancieri che cercano di penetrare le nostre difese sul fianco. Siamo la prima linea di difesa del nostro schieramento e non possiamo cedere! Guardo il centro dello schieramento e vedo diversi compagni lottare corpo a corpo, vedo le loro spade a terra scivolate di mano e altri compagni che cercano di dar loro man forte. La situazione è di stallo, nessuno cede e nessuno riesce ad infliggere all’altro perdite sufficienti! Veniamo chiamati di nuovo a riformare la linea e così facciamo. Ci ricompattiamo e torniamo a formare una linea unica. Dopo qualche attimo in cui possiamo solo difendere ci viene impartito l’ordine di indietreggiare lentamente! Vogliono sicuramente farli arrivare alle mura per prenderli alle spalle come ieri! Eseguiamo, lentamente e con cadenze chiamate dai serragenti indietreggiamo fino a raggiungere quasi le mura.

Staccati dalla mischia indietreggiamo mentre loro avanzano quasi alla stessa velocità, ma poco dopo incrementiamo le cadenze e indietreggiamo più velocemente aumentando lo spazio tra noi e loro. Ormai siamo sufficientemente distanti ed infatti viene chiamata la formazione in colonna e velocemente veniamo guidati fuori dal campo di battaglia. Sentiamo dietro di noi l’esercito dei guelfi che assalta le mura e i rumori delle frecce dei nostri arcieri che colpiscono le torri!

Sappiamo già cosa ci aspetta e che dobbiamo muoverci velocemente. Corriamo per effettuare la stessa manovra di ieri e prenderli alle spalle sperando che i loro comandanti siano nuovi o non pensino siamo talmente folli da effettuare la stessa manovra della sera prima.

Velocemente aggiriamo il fossato e compariamo alle loro spalle. Siamo già formati in colonna e in pochi istanti, al comando giusto formiamo la linea. Riprendo il mio posto e cominciamo ad avanzare ma stavolta qualcosa non và. Il mio capitano comincia a gridare qualcosa! Non sembrano essere sorpresi anzi, sembra che il nostro stratagemma non stia riscuotendo la stessa paura della notte precedente. Sono rilassati, si girano velocemente a fronteggiarci. Ma il capitano continua ad urlare che qualcosa non và, non sono abbastanza! Continua ad urlare di stare attenti che mancano delle persone e solo troppo tardi ci accorgiamo ci ciò che ci vuole dire! Solo all’ultimo minuto mi giro e vedo spuntare dietro all’angolo del castello un drappello di guelfi che ci ha seguito e ha effettuato la nostra stessa manovra. Siamo presi tra due fuochi!!! Ci hanno incastrato e la nostra linea ora è attaccata alle spalle. Non ragiono. Mi muovo in fretta e faccio la staffetta verso il comandante delle nostre truppe per avvertirlo. Ma è troppo tardi, quando si gira e capisce ormai siamo prossimi allo scontro frontale e il drappello che ci ha preso alle spalle è molto vicino. Prendo l’iniziativa, abbandono il mio posto sperando di riuscire a prendere tempo. Chiamo con me alcuni compagni e affrontiamo frontalmente il drappello che ci ha preso alle spalle. Sono in pochi, pochissimi, ma sufficienti per creare abbastanza scompiglio nelle nostre fila e dividerci. In formazione aperta e senza un ordine preciso li affrontiamo e cominciamo a schiacciarli verso il muro, in pochi minuti vengono messi spalle al muro e tra lance e spade riusciamo ad avere la meglio ma quando mi volto vedo l’inferno!

La nostra linea ha ceduto completamente! Vedo i corpi dei miei compagni a terra, feriti o trafitti. Senza la seconda linea che ha attaccato il drappello la prima linea non ha retto lo scontro con il nemico e ha ceduto. Tutti sono a terra e solamente noi pochi che ci siamo distaccati per coprire le spalle siamo in piedi nel fossato. Ma sono troppi! Molti ne trafiggo ma altrettanti escono dalle loro fila. Li vedo accanirsi contro di noi, pieni di malanimo e assetati di vendetta per la disfatta della sera prima! Colpiscono e colpiscono i miei compagni più volte, con rabbia e cattiveria come a dimostrare che lo scontro della sera prima è stato vinto da noi solo per fortuna. La loro linea ormai è aperta, escono fuori assetati di vendetta combattendo corpo a corpo con ognuno di noi e uno ad uno cominciamo anche noi a cadere. E’ una disfatta, siamo caduti nel nostro stesso giochetto! La mia mente vaga persa nella disperazione e purtroppo ormai so di non avere speranza. Provo a resistere ad alcuni attacchi, provo a difendermi pur essendo accerchiato e tra gli ultimi di noi a cadere ma tutto è inutile! Vedo un tondo accompagnato da un lanciere che avanza, colpisco rapidamente il lanciere ma l’armato al suo fianco fa in tempo ad avvicinarsi, troppo. E’ troppo vicino, ormai è all’interno della mia guardia e non posso più usare la lancia per difendermi. Mi gioco il tutto per tutto, gli corro incontro cercando di precedere il colpo che vedo prepara per colpirmi alla testa. Allungo il braccio esattamente mentre lui lo abbassa per colpirmi. Sento la mia mano afferrargli il braccio ma in quell’istante sento un tonfo sordo comprimermi l’elmo verso la testa. Il mondo si stà rovesciando su un fianco. Non sento più nulla. Sento solo caldo alla fronte e l’occhio sinistro mi si chiude. Tutti i rumori vengono attutiti e il caldo si stà trasformando in freddo.

Sono stato colpito!

L’ultima cosa a cui penso mentre perdo conoscenza è se quest’ultimo colpo sarà solo l’ennesima cicatrice sul mio corpo o se sarà l’ultima ferita della mia vita.